Chi più grida più è ascoltato: elezioni e prepotenti

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Perché siamo attirati dai più prepotenti e votiamo per loro?

Dato l’avvicinamento delle elezioni, questa volta discutiamo del come e del perché si eleggono determinati personaggi, di cui poi tutti o quasi si pentono.

In tutte le epoche storiche, in qualsiasi latitudine e paese, la storia è sempre quella: dittatori, tiranni, leader spietati, guerrafondai e crudeli monarchi. In una parola, individui prepotenti. Perché mai scegliamo individui simili come comandanti?

Non sono tutti così, è vero, e in alcuni brevi momenti si intravedono anche persone più meritevoli, sovrani illuminati che invece di portare guerra e odio hanno aumentato il benessere del proprio popolo. Ma è anche vero che sono di solito eccezioni, e che in un tempo molto breve in termini storici sono i più violenti e tirannici a mantenere il potere.

Cosa spinge una specie che si autoproclama la più intelligente del pianeta ad avere simili leader? Si tratta sempre di scelte sbagliate? Molto improbabile. Se così fosse, sarebbero eventi rari, isolati e appartenenti a secoli bui. Invece ancora oggi, pur nelle società altamente istruite moderne, con tassi di scolarizzazione altissimi, il profilo del leader rimane lo stesso.

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Esiste quindi un qualche programma di base che ci porta a scegliere persone prepotenti e arroganti anziché sagge e pacate?

Evoluzione dei prepotenti

Vediamo di trarre le somme: i primati stabiliscono sempre una gerarchia tra i loro membri, quantomeno lo fanno i primati sociali come gorilla, scimpanzé, babbuini, macachi e umani. Come stabiliscono chi comanda? Il metodo classico e intramontabile è quello sempre valido dei puri e semplici cazzotti. Ma, per evitare di uccidersi per una qualsiasi baruffa, come tutte le altre specie sociali hanno elaborato forme di aggressione ritualizzata, cioè che non portano danni fisici gravi tra i contendenti. Avete mai visto due cani che si incontrano? Non si scanneranno tra loro, se sono educati alla vita di branco, ma non si faranno neppure subito le feste. Cercheranno invece di capire se è possibile, e nel caso come fare, a capire chi dei due è il più forte.

Nel caso dei cani la cosa ci sfugge quasi del tutto, perché la lotta si svolge per la maggior parte nel fuggevole e a noi semi-precluso mondo degli odori. Quel che notiamo è che entrambi si studiano, rizzano il pelo sulla schiena, e in alcuni casi arrivano a mostrare i denti o ringhiare.

Quel che stanno facendo è stabilire come relazionarsi senza farsi del male.

Come fanno i primati? La stessa cosa si ottiene in modo molto più pittoresco tra noi e i nostri cugini. Avendo un udito di modeste capacità, ma una gola di tutto rispetto, preferiamo stabilire la forza attraverso le urla: chi ha una voce più potente e minacciosa ha il controllo.

Questo è uno dei motivi per cui, nella specie umana, i maschi hanno corde vocali più “spesse” che portano la voce ad essere più bassa e potente rispetto alle femmine, modifica che si raggiunge solo alla pubertà quando cioè si diventa rivali con gli altri maschi.

Si è osservato che non conta, però, “fare la voce grossa” quanto fare più baccano possibile. In un noto esperimento, fu lasciato un bidone di metallo ad un gruppo di scimpanzé. Quello che se ne impossessò, pur non essendo più forte e grosso degli altri, assunse il comando del gruppo: ogni volta che uno sfidante si faceva avanti, il capo batteva con violenza il bidone a terra, producendo un rumore molto più forte di quanto qualsiasi altra scimmia riuscisse a fare battendo i piedi, urlando o picchiando le mani al suolo.

La cosa non dovrebbe del tutto sorprenderci, dato che anche presso di noi vale lo stesso principio. Un capo deve urlare, fare paura e  minacciare gli altri. Ma è solo tutto qui?

No. Abbiamo infatti parlato prima di neotenia, cioè del fatto che gli esseri umani più di moltissimi altri animali (non tutti, ma quasi) mantengono da adulti molte caratteristiche tipiche dei cuccioli.

Nel caso umano, il comportamento è molto influenzato da ciò. Siamo curiosi come i cuccioli di altre specie, siamo dotati di interesse e voglia di esplorare, adoriamo i giochi. Tutte cose molto utili per avere un cervello attivo e plastico, quindi facile ad adattarsi, anche da adulto.

Il prezzo da pagare è che non siamo mai del tutto “sicuri di noi stessi”. Anche da adulti cerchiamo sempre la figura di un padre protettivo, di qualcuno forte che ci ispira severità e controllo.

Prepotenti ed elezioni: la ricerca del padre padrone

La ricerca di tale individuo non è casuale, ma anzi sarà tanto più forte quanto maggiore è il pericolo. Ovvio che in una situazione normale non serve avere un padre minaccioso pronto a salvarci dalle minacce altrui. Ma se vivessimo in una zona pericolosa della città?

Questo avviene in qualsiasi momento storico e in ogni paese, anche perché siamo in uno stato perenne di guerra e minaccia, proprio in virtù del fatto di questa tendenza. È il classico serpente che si morde la coda:

  1. Un paese si sente minacciato dal vicino. Elegge a suo rappresentante un personaggio forte, deciso e risoluto, che possa proteggerlo anche se si comporta da prepotente.
  2. Il paese vicino si sente minacciato dal nuovo eletto prepotente, ed elegge a sua volta un leader forte e minaccioso.
  3. Il leader dall’altra parte, essendo forte e deciso, non si lascia intimidire e minaccia guerre e scontri.
  4. Anche l’altro leader non è una mammoletta, e risponde con minacce peggiori.
  5. I due paesi si frantumano uno contro l’altro e scelgono un nuovo leader che possa proteggerli, ora che sono deboli e impauriti.
  6. Il ciclo riprende.

Appare ovvio che più un popolo è spaventato più vorrà come comandante qualcuno di forte e non qualcuno di saggio, che magari potrebbe dialogare con l’altro leader. Il nostro istinto ci porta a non cercare accordi con i confinanti ma a scacciarli dalle nostre terre, e a seguire il più risoluto tra tutti che possa guidare le truppe all’assalto.

Questo ha senso in tempi di guerra, anche tra le altre scimmie funziona così. Il problema, ribadiamo ancora, è che siamo in guerra perenne verso tutti, proprio in virtù di questo istinto.

Conclusioni

La soluzione sarebbe un popolo sicuro e informato, che sceglie sulla base di altre doti rispetto alla violenza. Purtroppo i politici attuali – intendiamo con ciò almeno degli ultimi 500 anni – hanno fatto della menzogna il loro vestito.

La prima dote di un leader è la fiducia che ispira nel proprio popolo. Come possiamo affidarci a qualcuno che giura e spergiura qualcosa e il giorno dopo rimangia tutto?

Esistono leader politici attuali che non lo fanno, al giorno d’oggi? Sì: i tiranni violenti.

E il cerchio si chiude.

 

Per approfondire

I.Eibl-Eibesfeldt “Etologia umana

I.Eibl-Eibesfeldt “Etologia della guerra

D.Morris “La scimmia nuda

J.Diamond “Armi, acciaio e malattie

 

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L'autore: Antonio Meridda

ritrattoAntonio Meridda è laureato in scienze naturali, con master in etologia e in giornalismo scientifico. Formatore ed esperto di linguaggio del corpo ha ottenuto le certificazioni F.A.C.S. (Facial Action Coding System) e B.C.E. (Body Coding System) ed è autore di numerosi libri e videocorsi sull'argomento. Iscriviti alla sua newsletter per leggere i suoi articoli e imparare tutto su come gestire la coppia.

 

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