Evoluzione erotica: come funziona la selezione sessuale

Coppia ardente
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La selezione sessuale è una delle più rapide. Il corpo lancia di continuo segnali erotici. Alcuni evidenti, altri riconosciuti “a istinto” ma che in pochi sanno di percepire per davvero.
Quali sono, e come li abbiamo selezionati?

Sensi e selezione sessuale

Cominciamo con il distinguere i vari tipi di segnale. Ne esistono moltissimi e coinvolgono tutti e 5 i sensi.
Abbiamo ad esempio segnali percepiti dal tatto, come i capelli o la morbidezza, tipici femminili, che si contrappongono alla barba ispida e alla durezza, segnali maschili.
Ci sono quelli uditivi, di cui la voce è l’esempio migliore: la bassa e potente voce maschile è erotica quanto una cristallina e dolce voce femminile.
Quelli più sottovalutati ma di fatto tra i più efficaci, cioè i messaggi chimici, percepiti in primis con il naso e secondariamente con la lingua. Esempi sono i feromoni, più efficaci nelle donne che negli uomini.
Ma di certo, i più diffusi per la nostra specie, che è per lo più visiva, sono quelli che possono essere osservati.
Qui la selezione sessuale si è scatenata, forgiando due sessi molto diversi eppure tanto simili da non avere difficoltà estreme nello scambio dei ruoli.
Cominciamo dal chiarire questo punto.

Maschi e femmine: simili o diversi?

Se si osservano gli altri primati, possiamo osservare i seguenti scenari: forte dimorfismo sessuale, quindi maschi e femmine molto diversi. Un caso per tutti il gorilla, dove il maschio è quasi il doppio della femmina. Nessun dimorfismo sessuale, come nel gibbone. Se non si osservano i genitali non si distingue il maschio dalla femmina. Medio dimorfismo sessuale. Il caso più tipico è quello del mandrillo, in cui il maschio ha dei colori evidenti che lo distinguono dalla femmina ma poco altro.
Noi ricadiamo in questa categoria.
Perché esistono queste tre tipologie? Nel primo caso, il gorilla, i compiti sono ben divisi: maschio utile solo alla difesa e alla lotta, femmina all’allevamento dei piccoli. Un gorilla maschio non saprebbe accudire un piccolo, e una femmina non sa difendere un territorio.
Nel caso del gibbone il ruolo è del tutto scambiabile, ma questo fa in modo che nessuno dei due sappia fare qualcosa meglio dell’altro.
Tra umani e mandrilli i ruoli sono invece distinti tra maschi e femmine, ma all’occorrenza possono essere scambiati. Certo, un maschio è più forte, aggressivo e grosso, in media, di una femmina, e una femmina è più capace di allevare un piccolo per i suoi numerosi adattamenti in questo senso (non ne parleremo ora, ne citiamo solo un paio come esempio: capacità più sviluppata di comunicazione e di percezione rispetto ai maschi, doti utili per relazionarsi a un neonato).
In caso di necessità, comunque, un maschio umano o di mandrillo possono occuparsi dei piccoli, e una femmina può difendere il territorio. La loro stazza, il loro corpo e il loro equilibrio è infatti simile anche se diverso. La selezione sessuale non porta a differenze estreme come in altre scimmie.

Harem, coppia o gruppo misto?

Qualcosa che pochi sanno è che la nostra specie non ha evoluto una sessualità particolare in base alla propria cultura e adattamento all’ambiente. Viceversa, è proprio la selezione sessuale ad aver evoluto il comportamento e il modo di agire della nostra specie!
Questo pare assurdo, ma è del tutto vero. La nostra vita ha delle fasi specifiche, e può riassumersi a grandissime linee in qualcosa del genere: nascere, crescere, trovare un/una partner, riprodursi, allevare i figli, allevare i nipoti, morire.
Ci sembra scontato, ma non lo è affatto. Rimaniamo nell’ambito dell’incredibilmente vario e complesso mondo dei primati. Come abbiamo detto, esistono dimorfismi sessuali accentuati o ridotti. Cosa li ha generati?
Non siamo certi di tutti i meccanismi, ma sembra evidente che i costumi sessuali non siano un casFamiglia di gorillao.

Spieghiamoci bene. Tra i primati esistono 3 strategie riproduttive:

1) harem – capobranco maschio con molte femmine a disposizione. Esempio: gorilla.

2) promiscuità – nessuna vera e propria coppia stabile, maschi efemmine si accoppiano con diversi membri del branco. Esempio: scimpanzé.

3) copscimpanzé con cucciolopia monogama – maschio e femmina crescono insieme la prole, con compiti diversi. In genere la femmina ha il carico maggiore, e il maschio la difende. Esempio: gibbone.gibbone con cucciolo

Ora, la nostra evoluzione sembrerebbe indicare l’ultimo caso.
Ma le cose non sono proprio così! I gibboni infatti sono tra le poche scimmie che non formano nessun tipo di branco, le coppie vivono isolate le une dalle altre. Per questo maschi e femmine non sono specializzati in un compito specifico, in quanto il rischio che uno dei due muoia è alto e il genitore rimanente deve sapersi occupare del piccolo.
Nella nostra specie non esiste nulla di simile, la vita di branco è potente e costituisce un elemento essenziale della nostra evoluzione culturale.

In effetti sembriamo più simili a scimpanzé e gorilla, ma anche questo non è esatto.
La realtà è che la nostra specie ha subito così tante evoluzioni da avere un po’ sconvolto il quadro nonché complicato la vita degli scienziati che cercano di capirci qualcosa. La selezione sessuale è davvero complicata!

Selezione sessuale umana

Le cose pare siano andate così: circa 15 milioni di anni fa esisteva una scimmia che aveva usi sessuali promiscui. Poi, 9 milioni di anni fa questa si è differenziata in due specie. Da una sono discesi i gorilla, dall’altra un progenitore ancora mancante, che ha poi originato scimpanzé e umani. Questa specie si evolse in un’altra direzione, e originò dei comportamenti misti, promiscui da una parte e harem dall’altra. La parte che si specializzò nella promiscuità originò gli scimpanzé.

L’altra parte sviluppò una nuova caratteristica, cioè mascherò i suoi segnali sessuali. Nello specifico, le femmine di questa specie non mostrarono alcun segnale che indicavano disponibilità sessuale.
Questo complicò del tutto le cose! I maschi di scimpanzé o gorilla non hanno problemi: le loro femmine hanno forti segnali che gli fanno capire subito se la femmina è in calore o meno.
Le donne umane, come si sa, non hanno alcun segnale evidente, tanto che neppure loro, fino agli ultimi decenni in cui si sono sviluppati strumenti specifici che misurano gli ormoni, sanno quando e se sono esattamente in fase di ovulazione o meno.
Perché ciò accade?
Si è notato che tra i gorilla i segnali esistono, ma sono deboli, e lo stesso avviene in tutte le specie di scimmie con harem. Nelle specie promiscue invece i segnali sono forti e chiari. Solo in poche specie non ci sono segnali di alcun tipo, e una di queste è la nostra. Nelle altre però il modello sessuale è sempre ad harem, mentre nella nostra, di regola, si ha una coppia monogama.
Come mai siamo tanto diversi?
Due sono le teorie che giustificano l’attuale selezione sessuale umana:
a) teoria del papà a casa – l’uomo rimane con la donna perché così è sicuro che il figlio che porta sia suo. Non ne ha la certezza matematica, ma rimanendo con lei vigila in modo che nessuno le si avvicini. Questo comportamento è presente anche in altri primati, ma qui abbiamo dei segnali di qualche tipo. Il maschio quindi rimane con la femmina e la difende nei giorni “giusti”, abbandonandola subito dopo. Nel caso umano questo non è possibile, quindi deve rimanere con lei più tempo possibile. Risulta per l’uomo anche inutile, in termini evolutivi, tradire la femmina, perché magari nel tempo in cui va a cercarne un’altra qualcun altro se la prende e lui rischia di avvicinarsi a una femmina che non è nel periodo “giusto”, lasciandolo senza discendenti.
Per favorire la vicinanza che poi genera affetto (in termini scientifici non si parla mai di amore, anche se tutti sappiamo che è una parte importante del rapporto) le femmine umane hanno evoluto un’alta ricettività: non fanno sesso solo i giorni “giusti” ma al contrario possono farlo in qualsiasi giorno e periodo dell’anno.
L’effetto boomerang per l’uomo è che non può mai “fidarsi” a lasciarla sola.
Ricordo che parliamo di istinti e che ci stiamo riferendo ad esseri umani evoluti parecchio tempo fa. Il nostro comportamento attuale discende (ma non è identico) a questo.
Il maschio umano quindi si ritrova una compagna che potrebbe essere nel giorno giusto e che è sempre ricettiva (potenzialmente). Non ha quindi motivo di lasciarla o tradirla.
b) teoria dei molti padri – i maschi di molte specie ad harem, come i leoni e gli stessi gorilla, uccidono i piccoli dei rivali. Questo perché la lattazione produce amenorrea, anche nella specie umana. Ovvero, finché sta allattando una femmina non ovula più. Nelle donne moderne questo fenomeno è scomparso per effetto della tecnica: molte si servono oggi di biberon, tiralatte, frigorifero e latte artificiale per non dover sopportare l’onerosissimo e sfiancante compito dell’allattamento continuo. Fino a pochi secoli fa e nelle culture tribali ancora oggi, non essendoci queste innovazioni, le donne allattano i figli ogni 2 ore, e questo genera un aumento dell’ormone prolattina che impedisce nuove ovulazioni.
Il nostro antenato aveva, secondo questa teoria, un comportamento da harem. Ciò pare confermato da diverse prove, quindi avvalora tale ipotesi. Se la femmina umana evolse un’ovulazione “mascheratcercopiteco a”, il capobranco non era più in grado di dire con certezza se i figli in questione fossero suoi o meno, quindi con molta probabilità non si sarebbe arrischiato a ucciderli.
Un paragone in questo senso si può fare con la selezione sessuale del cercopiteco verde, una scimmia che abita l’Africa. Anche qui le femmine non hanno ovulazione manifesta. La differenza con la nostra specie è che le femmine sanno benissimo quando sono nei giorni giusti, ma non lo mostrano ai maschi. Al contrario, si accoppiano con tutti quelli che riescono a trovare, in modo che tutti pensino di essere il vero padre del nascituro.

Conclusioni

Quale delle due teorie è corretta? Non lo sappiamo. Probabilmente entrambe hanno dato una spinta a generare l’attuale meccanismo della selezione sessuale umana.

Giungiamo però ad una conclusione: nella nostra specie la coppia monogama è la regola assoluta, e per quanto esistano indubbiamente donne traditrici e uomini farfalloni, e lo stesso termine harem si riferisce a usanze mediorientali, le coppie monogame costituiscono più del 99% del modello normale di sviluppo con cui veniamo al mondo, ovvero una mamma e un papà. Questo avviene perché i 10 anni necessari affinché il piccolo umano abbia almeno le basi per imparare a “stare al mondo” non sono sopportabili solo dalla madre.
Di certo è lei che svolge la maggior parte del lavoro, ma prima di prendersela con gli uomini “scansafatiche” che evitano le responsabilità, ricordiamo che in nessun altra scimmia che vive in branco il maschio fa nulla di nulla.
La nostra è l’unica tra i primati in cui il maschio aiuta e partecipa all’allevamento, anche se non lo fa quasi mai direttamente, specie nelle prime fasi. Gli uomini sono però molto poco dotati per questo compito, come spiegherò in un altro articolo, quindi per quanto possano sforzarsi sarà molto difficile che riescano a sostituire egregiamente la madre. Oggi gli uomini cambiano pannolini, portano i bambini a scuola, leggono loro favole e li proteggono dai malintenzionati. Un tempo si battevano con gli altri uomini, con gli animali predatori e portando a casa cibo.
Rispetto agli scimpanzé e ai gorilla gli uomini sono padri esemplari, poiché in queste specie ciò che fa il maschio è uccidere i piccoli non suoi e in diversi casi i potenziali rivali maschi, e nulla più.
In definitiva: noi non formiamo famiglie di un uomo e una donna “perché ci amiamo”. Al contrario, ci amiamo perché formiamo famiglie di UN solo uomo per UNA sola donna.

Antonio

Per approfondire

Meridda, F.Pandiscia “Il Metodo Anticorna“.

Morris “L’animale donna”
J. Diamond “Perché il sesso è divertente?”
I. Eibl-Eibesfeldt “Etologia umana”
S.B. Hrdy “La donna che non si è evoluta – ipotesi di sociobiologia”
R.D. Alexander “How did humans evolved?”

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L'autore: Antonio Meridda

ritrattoAntonio Meridda è laureato in scienze naturali, con master in etologia e in giornalismo scientifico. Formatore ed esperto di linguaggio del corpo ha ottenuto le certificazioni F.A.C.S. (Facial Action Coding System) e B.C.E. (Body Coding System) ed è autore di numerosi libri e videocorsi sull'argomento. Iscriviti alla sua newsletter per leggere i suoi articoli e imparare tutto su come gestire la coppia.

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